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La legge dice cheTempo di lettura
8 minuti di lettura
Da semplici appassionati a professionisti riconosciuti per legge: chi lavora con gli animali non è più invisibile agli occhi dello Stato.
Ma con il riconoscimento arriva anche una responsabilità nuova, che molti ancora faticano a comprendere.

Per mesi una domanda, spesso accompagnata da un senso di frustrazione, ha accompagnato professionisti e appassionati del settore pet: "Ma perché io?" L'obbligo delle 8 ore di formazione previsto dal D.M. 6 settembre 2023 e rafforzato dal Decreto del 14 febbraio 2025 è apparso a molti come un peso, un vincolo estraneo a chi sente di "fare semplicemente il proprio dovere".
Ma questa legge non nasce per complicare la vita a nessuno: per la prima volta, il legislatore riconosce e protegge il valore di chi ogni giorno si prende cura degli animali, trasformando le passioni e le competenze in una rete di protezione per l'intera collettività.
Il fulcro di questa trasformazione è la BDN (Banca Dati Nazionale).
Secondo il Regolamento (UE) 2016/429, chiunque operi con animali identificati e registrati – allevatori, pensioni, toelettatori o pet sitter – non è più soltanto un appassionato, ma rientra tra i Professionisti degli animali o Operatori del sistema nazionale.
Gestire una struttura inserita in BDN, manipolare animali identificati attraverso microchip, significa diventare parte attiva nel mantenimento della sicurezza sanitaria nazionale.
Non è una semplice formalità burocratica, ma una svolta: viene riconosciuto socialmente e legalmente il vostro ruolo di sentinelle e custodi del benessere animale.
Gli allevatori di caniallevatori di cani o chi alleva gatti diventano ufficialmente i garanti non solo della tipicità genetica, ma anche della salute pubblica. La formazione richiesta assume per voi un valore strategico:
Spesso sottovalutata, l'attività di chi lavora nel grooming o nella gestione di strutture di accoglienza è oggi considerata fondamentale.
Se operate in ambienti registrati in BDN, maneggiate animali diversi ogni giorno, incrociando storie, patologie e rischi.
La normativa vi identifica come "sentinelle territoriali": solo il vostro occhio allenato può individuare sul nascere i segnali di allarme, prevenendo il diffondersi di malattie che potrebbero avere conseguenze vaste per la salute pubblica e per l'intero settore.
Chi ospita animali ceduti da rifugi gestisce passaggi delicati, spesso con soggetti fragili o dal passato ignoto.
Riuscire a garantire un trasferimento sicuro non è solo una pratica virtuosa, ma un obbligo nei confronti dell'intera comunità.

Esistono figure professionali che operano lontano dai riflettori, spesso in modo silenzioso ma cruciale per il benessere animale e la salute pubblica.
Sono i professionisti a domicilio e le persone che fanno stallo per adozione: categorie che meritano un'attenzione speciale, perché il loro ruolo nella catena sanitaria è tanto delicato quanto sottovalutato.
Chi svolge attività di pet sitting o toelettatura a domicilio è pienamente soggetto all'obbligo formativo.
L'elemento determinante non è il luogo fisico in cui si opera – studio, negozio o casa del cliente – ma la natura dell'attività e il contatto stretto con animali identificati e registrati.
Le FAQ ministeriali sono chiare: rientrano nell'obbligo "tutti coloro che lavorano a stretto contatto con animali" soggetti agli obblighi di identificazione e registrazione, come cani e gatti nel sistema I&R.
Ma c'è un aspetto ancora più rilevante: chi lavora a domicilio si sposta quotidianamente tra nuclei familiari diversi, entrando in contatto con ambienti, animali e situazioni sanitarie variabili.
Questo lo rende, potenzialmente, un veicolo involontario di diffusione di patogeni.
La formazione non è solo una tutela per l'operatore, ma una garanzia per ogni famiglia che apre la propria porta: garantisce competenze in materia di igiene, biosicurezza e riconoscimento precoce di segni clinici sospetti.
In un'ottica One Health, il professionista a domicilio formato diventa un presidio territoriale diffuso, capace di proteggere non solo gli animali, ma anche le persone con cui convivono.
Anche chi offre stallo per adozione è destinatario dell'obbligo formativo. Pur non essendo esplicitamente menzionato come categoria nel decreto, l'attività di stallo risponde perfettamente ai criteri definiti dalla normativa.
Si tratta di soggetti che assumono la responsabilità temporanea di animali, spesso provenienti da situazioni di abbandono, canili o associazioni registrate nella BDN.
Le persone che fanno stallo non sono semplici volontari: sono operatori a tutti gli effetti, chiamati a gestire animali fragili, con storie sanitarie spesso incerte o incomplete.
Il loro compito è garantire che quel "ponte verso l'adozione" sia sicuro, controllato e privo di rischi per l'animale stesso, per gli altri animali eventualmente presenti in casa e per la comunità.
La formazione offre loro strumenti concreti per:
In sintesi, chi fa stallo non è solo un cuore generoso, ma un anello indispensabile nella catena della sanità pubblica veterinaria. La formazione trasforma la buona volontà in competenza certificata, tutelando animali, famiglie e l'intera collettività.
Un aspetto chiave della riforma è l'estensione dell'obbligo a dipendenti e collaboratori.
La formazione non è un dettaglio accessorio per il titolare, ma un requisito che riguarda ogni persona che opera ogni giorno a contatto diretto con gli animali. La sicurezza non tollera scorciatoie: la competenza del singolo diventa protezione per il gruppo e per tutte le creature che affidiamo alle loro mani esperte.
Come ente formativo, crediamo fermamente che quando lo Stato impone un obbligo per tutelare un bene comune come la salute pubblica, quella formazione deve essere democratica e accessibile. Non è eticamente accettabile che il costo di un corso obbligatorio diventi un ostacolo per un piccolo allevatore, un collaboratore di pet shop, un volontario che fa stallo o un pet sitter che lavora in proprio.
La competenza non può essere un privilegio riservato a chi può permetterselo: deve essere un diritto collettivo, perché la sicurezza sanitaria si costruisce solo quando tutti gli operatori, nessuno escluso, possono accedere agli strumenti formativi necessari.
Per questo abbiamo scelto di offrire il percorso completo delle 8 ore a un prezzo simbolico, perché riteniamo che speculare su un obbligo di legge sia inaccettabile.
La dignità economica di chi lavora ogni giorno con gli animali deve essere rispettata, non sfruttata.
Iscriviti al corso operatori da qui
Superare il corso significa essere inseriti nella Piattaforma Nazionale Formazione Operatori (gestita dall'IZSLER): il riconoscimento ufficiale delle vostre competenze e l'aggiornamento costante ogni tre anni vi permettono di distinguervi come professionisti certificati, parte integrante di una filiera che protegge animali, operatori e cittadini.
Sì, occorre aggiornarsi ogni tre anni per rimanere abilitati e aggiornati alle nuove sfide sanitarie.
La struttura non sarebbe in regola con il DM 6 settembre 2023 e potrebbe incorrere in sanzioni o sospensioni dell'attività.
È l'anagrafe nazionale che collega operatori, strutture e animali, garantendo la tracciabilità e la sicurezza di tutto il sistema.
Dopo il superamento del test finale, il nominativo viene immediatamente inserito nella piattaforma digitale consultabile dalle autorità.
Sì, l'obbligo non dipende dal luogo in cui si opera, ma dalla natura dell'attività e dal contatto con animali identificati. Chi lavora a domicilio è considerato un veicolo potenziale di diffusione di patogeni tra diversi nuclei familiari: la formazione garantisce competenze in biosicurezza e sorveglianza.
Sì, chi fa stallo assume la responsabilità temporanea di animali, spesso fragili o con storie sanitarie incerte. La formazione trasforma il volontariato in competenza certificata, tutela la salute dell'animale, degli altri animali presenti in casa e della collettività.
Questa riforma non è una semplice incombenza burocratica: è il passaggio storico verso il riconoscimento pieno e il rafforzamento della dignità del vostro ruolo. Essere parte attiva di questa trasformazione significa non solo rispettare la legge, ma contribuire da protagonisti al futuro della salute pubblica e del benessere animale in Italia.
La formazione è il ponte che trasforma la passione in professionalità certificata, il cuore generoso in competenza riconosciuta, la buona volontà in tutela concreta per tutta la comunità.
E questo percorso deve essere aperto a tutti, senza barriere economiche, perché la sicurezza sanitaria è un bene che ci riguarda tutti.